Ipotetica ragazza

Dunque (e qui se usassi MS Word il correttore grammaticale protesterebbe) scrivo qui una serie di avvenimenti ipotetici capitati a me e alla mia ipotetica ragazza. Purtroppo ipotetica perché non ne ho ancora trovata una che sappia farmi da spalla per le mie idiozie.

Ho incontrato questa ragazza il 27 aprile (sul calendario riporta S. Zita), studia fisica o biologia, oppure ignegneria. Ma non informatica o matematica perché non sopporterei il suo sguardo di disapprovazione mentre passeggio (cioé cazzeggio) con i miei colleghi di informatica.
È vero che essendo lei un personaggio inventato avrei potuto inventarla più condiscendente, ma preferisco un personaggio verosimile (ragazza rompiballe) ad uno proveniente dal mondo fantastico.

Quando ci siamo conosciuti le ho detto: "Facciamo un po' di matematica assieme, moltiplichiamoci."
Dopo soli due giorni lei mi ha risposto : "Facciamo un po' di matematica assieme, dividiamoci."
Ma siccome io non gradivo l'idea, ho fatto ricorso a tutte le mie tecniche seduttive per convincerla: mi sono inginocchiato e le ho detto che se io non fossi stato impegnato con una lei, mio zio d'america mi avrebbe diseredato dal testamento. Poi le ho proposto di fare a metà.
Inutile dire che è stata subito entusiasta della mia idea, mi ha abracciato esclamando: "Come sei dolce!". Al che io ho risposto: "Ecco perchè ci sono tutte queste api che mi ronzano attorno".
So riconoscere una pessima battuta, ma solo dopo averla detta.

Mentre parlavamo del più e del meno (è proprio fissata con la matematica) ha iniziato a parlare utilizzando un tono saccente, che purtroppo non ho riconosciuto in tempo, chiedendomi se sapessi quale fosse il numero di Nepero.
La mia risposta suonava circa così: "Ma se non so nemmeno il mio numero devo sapere quello di Nepero secondo te? Aspetta che guardo sulla rubrica del cellulare."

Dopo avermi spiegato che il numero di Nepero non poteva stare nella rubrica del mio cellulare perché è infinito, e sorda alla mia replica in cui esponevo l'impossibilità di conoscere un numero infinito a memoria, mi ha costretto a cospargermi il capo di cenere.
Quindi sono andato in ufficio, ho messo un secchio pieno di cenere su una porta ed ho chiamato: "Capoooooo, vieni qui un attimo!"
Lei, alla vista del capo con il secchio in testa si è eccitata (Sembra che qualunque cosa sia in grado di eccitarla, a parte me ovviamente) ed ha iniziato ad emettere quello che lei chiama "gemito"; a sentire quel suono io le ho chiesto: "Ma stai imparando il linguaggio del fax?".

Così lei mi ha domandato: "Mi prendi in giro?"
Ed io le ho risposto: "Non mi va di prenderti in giro, per strada. Ti prenderò quando saremo da soli.
"Sei bello come un fiore!" mi ha quindi detto. Soggiungendo poi: "Sapevi che i carciofi sono fiori?"

"Sai - le confidai una volta - prima di stare con te io ero razzista: mi interessavano solo le ragazze di razza umana. Ma tu hai cambiato tutto."
"Perchè - chiese lei - secondo te io di che razza sarei?"
Io odorai un po' l'aria circostante prima di rispondere, ed infine dissi: "A giudicare dall'odore, tu sei una upiede."


Questa parte potrebbe essere un po' inquietante. La cosa è dovuta al fatto che stavo ascoltando una colonna sonora inquietante mentre la scrivevo.

L'altro giorno eravamo assieme, ed ho notato in lei qualcosa che non andava: impugnava un affilatissimo coltello sporco di sangue.
Lei ha notato il mio sguardo ed ha spiegato che interpreterà Bruto in un opera teatrale, e si stava semplicemente esercitando.
Ma in lei c'era ancora qualcosa che non mi convinceva. Aveva la testa girata al contrario come la bambina dell'esorcista... ma i suoi problemi alla schiena non erano una novità. Dovevo concentrarmi e trovare il particolare.
Così concentrai tutta la mia attenzione visiva su di lei, comparando mentalmente ciò che vedevo con le sue vecchie foto che erano immagazzinate nella mia corteccia cerebrale.
"Che c'è, sono sporca?" Mi chiese lei per cercare una spiegazione semplice ad un fenomeno complicato come il mio sguardo fisso su di lei, per effettuare la scansione più minuziosa che l'occhio di un uomo abbia mai effettuato sul corpo di una donna.
A volte lei mi legge nel pensiero, ed infatti mi corresse dicendo: "Vorrai dire la scansione più minuziosa che l'occhio miope di un uomo abbia mai effettuato. E comunque il particolare che cerchi è che sono arrabbiata con te, e l'indizio visivo era la mia maglietta con la scritta «voglio diventare vedova»."

Come c'era da aspettarsi, io in quel momento cadevo dalle nuvole e il mio paracadute marca "Murphy" non ne voleva sapere di aprirsi. Potete quindi immaginare che lei non era in cima alla lista dei miei pensieri.
Tanto più che aveva pronunciato quelle parole stando a circa 40 metri più in alto di me, comodamente appesa al suo paracadute che si era aperto regolarmente.

Mi rigirai verso l'alto, per non vedere la superficie del mio pianeta natale (avrei preferito provenire da un pianeta pasquale, per via della resurrezione. Ma era tardi per recriminare) e vidi l'aereo dal quale ci eravamo lanciati, allontanarsi placidamente.
A questo punto il lettore di cultura televisiva, si aspetta che la scena venga interrotta da donnine nude che pubblicizzano orologi, ed orologi nudi che pubblicizzano un sito porno. Temo però che riempirò questo spazio con una meno allettante riflessione.
Vi starete chiedendo, per quale stupida ragione io mi fossi lanciato da un aereo. E in quel momento me lo stavo chiedendo anche io.
E la stupida ragione volteggiava placidamente sopra di me, osservando la sua maglietta e pensando di rivenderla su eBay per i suoi poteri magici.
Ora, dato che questa storia è raccontata usando la prima persona ed il passato, è ragionevole che tu lettore, ti stia chiedendo come io abbia fatto a sopravvivere.

"Computer, terminare programma." disse lei rivolgendosi al computer che aveva generato quell'ologramma, un istante prima che il mio corpo diventasse una sottile pellicola di protezione sulle rocce sottostanti.
Quando ho iniziato questo racconto, ho specificato che i personaggi sono ipotetici, ma temo di non avervi detto che la storia si svolge all'epoca di Star Trek.

"Adesso, saresti così condiscendente da dirmi perché sei arrabbiata con me?" le chiesi con calma.
"Il fatto è che mi hai trascurata. Non scrivi niente di me sul tuo sito da un sacco di tempo."
"E per farmi perdonare non basta dire che ho scritto di te più oggi che tutte le altre volte messe assieme?"
"Sarebbe stato sufficiente se solo tu non mi avessi chiamata stupida ragione qualche riga più su."
" D'oh! Hai vinto, riscriverò quel pezzo."

Vi starete chiedendo, per quale stupida ragione io mi fossi lanciato da un aereo. E in quel momento me lo stavo chiedendo anche io.
La risposta era semplice ed antica: ero stato reclutato dal governo per compiere una missione speciale. Era un compito rischioso e lo sapevo quando avevo accettato, ma se non avessi accettato avrei dovuto convivere con il pensiero che la mia ragazza non viveva una vita sicura a causa mia.
Quel dannato paracadute di marca "Murphy" non si era aperto, io maledissi quel taccagno del ministro del tesoro e, un attimo prima di spiaccicarmi contro le affilate rocce, mi parve di vedere la mia ragazza che sorrideva sopra di me. Che c'avrà avuto da ridere...